Svelato dal Wall Street Journal: l’Italia intrappolata? Protegge tassisti e balneari, ma dimentica le donne!

Svelato dal Wall Street Journal: l’Italia intrappolata? Protegge tassisti e balneari, ma dimentica le donne!
Wall Street Journal

In un’analisi pungente che solca le pagine del prestigioso Wall Street Journal, l’economia italiana viene dipinta con contorni foschi e una mobilità quasi ingessata. La critica si focalizza su un sistema che, ineluttabilmente, sembra proteggere le nicchie professionali storiche, come tassisti e gestori di stabilimenti balneari, e al contempo avvolge in un velo di marginalità il contributo lavorativo femminile.

Gli osservatori internazionali, tra cui spicca il Wall Street Journal, non mancano di sottolineare come l’Italia, nonostante le sue innegabili qualità culturali e il suo patrimonio storico artistico, stenti a sviluppare un’economia dinamica che possa tenere il passo con gli altri giganti europei. Un’economia che si trascina come un carrozzone appesantito da protezionismi settoriali, incapace di effettuare quel deciso salto in avanti che la modernità richiede.

Alla radice del problema, si identifica una legislazione che appare timida nel promuovere riforme strutturali, essenziali per incentivare investimenti e stimolare un circuito virtuoso di crescita. Il settore dei trasporti e quello turistico, in particolare, emergono come esempi emblematici di tale inerzia. I tassisti, per esempio, vengono visti come una casta protetta da regolamentazioni stringenti, che mettono un freno all’ingresso di nuovi attori e innovazioni nel mercato, come quelle portate avanti da servizi di ride-sharing alla Uber.

Parallelamente, il settore balneare perpetua una gestione quasi ereditaria degli spazi costieri, con concessioni che vengono rinnovate senza quella trasparenza e quel dinamismo concorrenziale che potrebbero invece rivitalizzare le spiagge italiane, rendendole più attraenti e competitive a livello internazionale.

Un’altra faccia di questa medaglia è la posizione delle donne nel mercato del lavoro italiano, che continua a rimanere marginale e penalizzante. La partecipazione femminile è tra le più basse d’Europa, una realtà che si traduce non solo in un’enorme perdita di talento e potenziale per l’economia del paese, ma anche in un marcato divario di genere che persiste nonostante i progressi sociali.

Le ragioni di questa arretratezza sono plurime: dalla carenza di servizi di supporto all’infanzia e di politiche attive per la conciliazione tra lavoro e vita privata, fino a un tessuto sociale che ancora si aggroviglia in stereotipi di genere limitanti, l’Italia pare non riuscire a colmare il gap che la separa da realtà più egualitarie e progredite.

Questo scenario è particolarmente preoccupante in un contesto di crescente globalizzazione economica, dove la competitività dei paesi è misurata anche e soprattutto sulla capacità di includere e valorizzare le diversità di genere e le nuove professionalità nel proprio apparato produttivo.

Di fronte a tale quadro, il Wall Street Journal non esita a scuotere l’opinione pubblica internazionale, ponendo l’Italia di fronte a uno specchio che riflette un’immagine poco lusinghiera, benché non priva di potenzialità di riscatto. Emerge con forza, dunque, la necessità impellente di una ripresa che passi attraverso riforme strutturali coraggiose, in grado di liberare le energie di un paese che ha tutte le carte in regola per ridisegnare il proprio futuro economico con tratti più incisivi e moderni.